Home Cultura Carlo Buccirosso conquista il pubblico del Verdi: ovazione per la sua commedia “Il vedovo allegro”
Carlo Buccirosso conquista il pubblico del Verdi: ovazione per la sua commedia “Il vedovo allegro”
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Carlo Buccirosso conquista il pubblico del Verdi: ovazione per la sua commedia “Il vedovo allegro”

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“I soldi mi servono, m’aggia spusà”

BRINDISI – In un palazzo di una Napoli picaresca e vivace, il vedovo Cosimo Cannavacciuolo è alle prese con la perdita della moglie e i problemi economici legati alla pandemia. Una corte di personaggi assurdi e spassosi frequenta il suo appartamento, colmo di oggetti d’antiquariato e decadente quasi come l’animo del proprietario, intricando la sua vita monotona e sfibrata con equivoci e situazioni improbabili.
Rispettando la tradizione della commedia napoletana, Carlo Buccirosso torna sul palcoscenico del Verdi con “Il vedovo allegro”, divertente commedia da lui scritta e diretta che, tuttavia, non tralascia riflessioni sulla solitudine, la crisi economica post pandemica, l’inseminazione eterologa, mantenendo quell’inconfondibile comicità di marca partenopea che la alleggerisce e la stempera. L’attore napoletano costruisce una commedia in cui l’equivoco, grande protagonista, aggroviglia una situazione che viene districata una battuta dopo l’altra e una vicenda che sembra assurda prende via via sempre più consistenza grazie a degli attori dalla straordinaria vena comica: tempi, tonalità, accenti, tutto è strepitoso, studiato e contemporaneamente spontaneo e la risata è continua. Gli attori, appunto: Buccirosso maestro assoluto, ma anche Davide Marotta, Elvira Zingone, Massimo Andrei su tutti (spumeggianti i dialoghi fra il suo portiere e il protagonista) riempiono la scena (e una bella e azzeccata scenografia) con la loro bravura.
Le paure che ha generato la pandemia non vengono mai derise; emerge – pur tra battute e risate – il senso di svuotamento del protagonista che ha perso la moglie e che riempie la sua casa di oggetti e ospiti come per riempire se stesso; si affronta l’ossessione dell’uomo borghese per ciò che non riesce ad avere; si sottolinea come le persone, le relazioni possano salvare dal baratro.
Il finale (naturalmente lieto) si dipana in una danza e in una musica. Un accento poetico, quasi fiabesco, una speranza per il futuro.

Francesca Taurisano

(Foto di Maurizio De Virgiliis dalla pagina Facebook della Fondazione Nuovo Teatro Verdi)