di Salvatore MORELLI
Doveva essere la roccaforte del centrosinistra, il fortino della coalizione a trazione Partito Democratico chiamata a segnare una netta discontinuità con le destre. Invece, a poche settimane dal voto del 15 marzo, l’amministrazione provinciale guidata da Angelo Pomes si trasforma in un laboratorio di equilibrismi politici che sa tanto di “inciucio” d’altri tempi.
Con un colpo di penna che ha lasciato sbigottiti elettori e osservatori, il presidente Pomes ha ufficializzato le deleghe ai consiglieri provinciali. Fin qui, ordinaria amministrazione. Il dato politico esplosivo, però, emerge leggendo i nomi: tra i destinatari delle deleghe pesanti figurano esponenti dell’opposizione di centrodestra.
Tutti insieme appassionatamente: la destra entra in cabina di regia.
Il perimetro della coalizione che ha vinto le elezioni sembra essere diventato improvvisamente “elastico”. Come spiegare, altrimenti, l’affidamento di settori strategici a chi, fino a ieri, sedeva (o avrebbe dovuto sedere) sui banchi della minoranza?
Pasquale Luperti (Forza Italia), disinvolto ed avvezzo ai cambi di casacca, come già fatto al Comune di Brindisi – passando dall’opposizione in maggioranza di centrodestra – riceve la delega alla reindustrializzazione. Un settore chiave per il futuro economico del territorio, consegnato direttamente nelle mani degli azzurri.
Catia Albanese (Fratelli d’Italia): a lei il compito di gestire il Welfare, il terzo settore e le pari opportunità.
Giuseppe Sorio (Fratelli d’Italia) si occuperà della manutenzione e della viabilità della zona Sud.
Siamo in presenza della maschera della “collegialità”.
Il presidente Pomes prova a blindare l’operazione dietro lo scudo del “rafforzamento dell’azione amministrativa” e del “coinvolgimento strategico”. Ma la domanda sorge spontanea: se il centrosinistra aveva i numeri e le idee per governare, perché cercare stampelle tra i banchi di FdI e Forza Italia?
Dietro la narrazione del bene comune e della gestione condivisa, si scorge chiaramente il profilo di un trasformismo spinto che punta a neutralizzare l’opposizione distribuendo incarichi e visibilità. Un’operazione che rischia di svuotare di significato il confronto democratico tra visioni del mondo contrapposte.
Un’anomalia politica che scuote la base.
Mentre il vicepresidente Elio Ciccarese vigilerà sulle società partecipate e i consiglieri “fedelissimi” si spartiscono l’edilizia scolastica, resta il nodo politico di fondo: cosa ne pensano gli elettori del PD e della coalizione di sinistra? E soprattutto il fatto che nella spartizione delle poltrone siano rimasti fuori Francesco Lotesoriere di FdI e Gianni Spennati Lega, cosa significa? Sono anch’essi coinvolti senza deleghe nella maggioranza di sinistra di Pomes? Avremo quindi un’amministrazione provinciale senza opposizione stile amministrazione comunale di Mesagne del plenipotenziario Matarrelli? O avremo consiglieri provinciali di centro destra in maggioranza (Fdi e Fi) ed altri della stessa coalizione all’opposizione, cosi come successo a San Pietro Vernotico ed in altre realtà della provincia di Brindisi? Le domande sorgono spontanee alla luce del fatto che bisogna esser chiari con gli elettori che vengono chiamati ad esprimersi su coalizioni e programmi sistematicamente stravolti da scelte incomprensibili se non agli addetti a lavori per scopi che di buona e trasparente amministrazione hanno ben poco. Quale ruolo hanno avuto in questa operazione trasformistica il coordinatore provinciale di di FdI Luigi Caroli e il parlamentare di FI Mauro D’Attis?
È accettabile che un’amministrazione eletta con un mandato progressista affidi la gestione di comparti vitali alla destra meloniana e berlusconiana? Il “Patto di Brindisi” firmato da Pomes sembra essere più un’assicurazione sulla vita per la propria poltrona che un progetto di sviluppo per il territorio.
”Resta in capo al presidente la competenza su tutto ciò che non è delegato”, recita la nota ufficiale.
Ma la vera competenza che Pomes sembra aver esercitato con maestria è quella del manuale Cencelli applicato al trasversalismo, con la complicità di Caroli e D’Attis? Brindisi non meritava un governo “fotocopia” delle larghe intese, ma una direzione chiara. Oggi, quella chiarezza è annegata in un mare di deleghe che profumano di compromesso al ribasso. Con l’aggravante che l’opposizione è stata cancellata!



